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  ECONOMIA DELLA VALLE




  mar.  25/04/2017 
L'ECONOMIA DELLA VALLE





 


Data la collocazione geografica del territorio della Comunità Montana, limitata è la rilevanza per l’occupazione e l’economia; difatti, escludendo gli addetti nel settore del commercio e del turismo (campeggi, bar, alberghi, negozi, ecc.), gli impiegati nei vari servizi pubblici necessari (Comuni, poste, ospedali, ecc.), gli attivi nelle essenziali attività artigianali ed imprenditoriali locali (edilizia, fiori-coltura, ecc.) i pochissimi addetti del settore primario (allevamento), l’intera zona gravita attorno ad un’area dall’economia ancora forte rappresentata dalla vicina Svizzera, dove, la quasi totalità della popolazione attiva della Valle e, buona parte di quella del capoluogo (Cannobio), trovano un’occupazione permanente o stagionale: “i frontalieri”.
Attorno agli anni sessanta e settanta, la richiesta di mano d’opera nella vicina Confederazione Elvetica, aveva determinato una considerevole immigrazione in Cannobio di famiglie d’operai provenienti da tutta l’Italia e in special modo dal Meridione; negli anni ottanta questa tendenza, bloccatasi l’offerta di lavoro, si è però invertita.
Si origina quel fenomeno che caratterizza e determina le condizioni socio-economiche attuali della Valle Cannobina: il pendolarismo quotidiano e l’emigrazione per lavoro.
Questa situazione, ora stabilizzatasi per cause esterne (blocco di assunzioni nel Canton Ticino), è andata aggravandosi nel corso degli anni, specie da quando lo scadimento dell’attività agricola ha diminuito e pressoché annientato il pur modesto grado di autonomia dell’economia locale; questa si era sempre fondata, nei secoli passati, su attività agricole o ad esse legate utilizzando e anche sfruttando le risorse naturali di un territorio capace e sufficiente per sfamare quasi 10.000 persone, anche se con oneri, sacrifici e fatiche immani: boschi (legna e castagne), pascoli (allevamento del bestiame) in primo luogo.
Il progresso, le esigenze moderne, le facili anche se spesso alienanti possibilità di guadagno, hanno decisamente e forse irreversibilmente segnato il destino della Cannobina, al pari di quello delle altre vallate alpine che fornivano troppo a caro prezzo il pane per la sussistenza delle popolazioni locali. Ma se un tempo ciò costituiva il consueto, il vivere comune, estremamente ricco di valori e contenuti umani, generatore di una cultura semplice, di genti montanare povere, ma coscienti della propria identità e del proprio ruolo, oggi si rivela del tutto improponibile, anacronistico.
L’economia del XX secolo, i bisogni moderni, la produttività, hanno decisamente segnato il destino di questa Valle condannandola allo spopolamento ed alla marginalità economica e sociale.
Questa la fotografia sintetica e statica della “Cannobina” d’oggi. Ma la mancanza di prospettive non può condannare la Valle Cannobina all’abbandono totale e determinare la concentrazione della popolazione a Cannobio, per godere dei benefici della sua felice posizione, del suo turismo, della sua vicinanza al confine, dei suoi servizi.
Il problema basilare si estrinseca nella sua semplicità e nei suoi limiti: in Valle Cannobina deve costantemente rimanere un minimo di popolazione se non altro per vigilare e custodire il territorio; questo è il concetto fondamentale; tutte le altre attività o “fruizioni” che potranno essere o saranno presenti, costituiranno un “di più”.
Il futuro appare perciò abbastanza delineato; accanto al problema della salvaguardia e tutela dell’ambiente, accanto al problema della difesa dal degrado territoriale, si devono conservare le ricchezze del patrimonio architettonico, religioso, storico, culturale, abbozzando anche una sorta di proposta di promozione turistica, che muovendo da Cannobio, si allarghi a tutta la valle.
Già da tempo si osserva il fenomeno della seconda casa (o baita) in montagna, il desiderio di trascorrere il fine settimana o le vacanze estive tra la natura, lontani dalle frenesie della vita cittadina; questa esigenza non proviene solo da originari emigrati, dai loro discendenti, o dagli abitanti delle metropoli italiane. Anche dalla Svizzera Tedesca, dalla Valle del Reno, proviene un flusso sempre maggiore di turisti, attratti dal clima mediterraneo del lago, facilitati dal costante potenziamento della rete autostradale e dal miglioramento del transito sui valichi alpini, che avvicinano sempre più i paesi dell’Europa Centrale all’Italia. Anche una parte sempre crescente di questi stranieri si sta interessando all’area del lago e della valle, cercando e ristrutturando case, baite, edifici rustici.
Si tratta, ed è obbligo il premetterlo, di un turismo (definibile) nella sua essenza “povero”, nel senso che solo marginalmente potrà contribuire all’economia ed al guadagno delle genti locali, generando e creando posti di lavoro. Se non altro questo turismo, finalizzato a cogliere gli aspetti paesaggistici ed ambientali della Valle, dovrà necessariamente essere “ecologico” e, in un quadro di economia integrata, potrà stimolare la nascita di un certo tipo di attività agro-forestali, conducendo dal turismo all’agriturismo.
Una proposta di un “museo” o meglio di un “parco naturale”; i presupposti ci sono: tranquillità, paesaggi selvaggi ed idilliaci, fenomeni di rara bellezza, ambiente spesso incontaminato, fiori variopinti, vegetazione lussureggiante, fauna selvatica, elementi storici, culturali ed architettonici, contrapposizione di lago e montagna, lasceranno senza dubbio nel visitatore, nel turista, nell’escursionista un piacevole ricordo. Una nuova alternativa, una nuova proposta di sviluppo per la Valle Cannobina, seconda solo alla confinante Val Grande (Parco Nazionale) per l’abbandono, che le accomuna in questo contesto.

 

 


 








Comunità montana Valle Cannobina Cavaglio Spoccia, Fraz. LUNECCO 0323.77388