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  CULTURA E STORIA




  mer.  03.06.2020 
LA STORIA





 


Nel 1748, a seguito del trattato di Worms, Cannobio e la valle “divennero” piemontesi, ceduti ai Savoia dagli Austriaci che regnavano sulla Lombardia. I legami con Milano non furono tuttavia recisi: il rito ambrosiano nell’ambito ecclesiastico vige tuttora a Cannobio e questa riva restò luogo eletto di villeggiatura dei milanesi (per antica tradizione giacché a Cannobio si rifugiò e trovò ospitalità Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, rotto in battaglia e fuggiasco nel 1276). In epoca napoleonica fu istituita una Guardia Nazionale, anche nei paesi della valle, che sopravvisse alle vicende politiche successive ed ebbe il proprio momento di gloria nei giorni della difesa di Cannobio nel 1859. Alla fine del maggio di quell’anno con il concorso “di tutta la popolazione scesa in armi”, erette barricate sulla piazza a lago e piazzato un vecchio cannone sulla punta di Amore (all’ingresso meridionale del paese) fu respinto vittoriosamente un grande attacco portato da piroscafi da guerra austriaci salpati dalla sponda lombarda. Tre anni dopo Garibaldi trovò il tempo di fare una scappata a Cannobio per portare i propri complimenti “con fervida parola” facendo gonfiare il petto e luccicare gli occhi ai patrioti nostri. L’ottocento, secolo degli opifici, vide anche a Cannobio impiantarsi un grande setificio che occupava qualche centinaio di operai e “fanciulle”, isolata testimonianza della rivoluzione indu­striale in questa regione.
Il capitolo della Resistenza, infine, fu scritto in queste terre con un notevole tributo di sangue. In molti ricordano ancora le forche erette per rappresaglia dai nazisti sul lungolago di Cannobio e i tanti morti rimasti sulle montagne della Cannobina. Cannobio fu il primo (ed effimero) territorio liberato dell’alto Verbano e dell’Ossola, i partigiani vi entrarono il 2 settembre del ‘44. Fu riconquistato dalle forze nazi-fasciste il 9 settembre, giorno in cui i partigiani trattavano la resa del presidio di Domodossola. Per ciò il confine della Repubblica dell’Ossola fu stabilito a metà valle, a Ponte Falmenta
Il resto è storia d’oggi. Cannobio ha conosciuto un forte flusso di immigrazione, particolarmente dal meridione; la valle, per converso, ha perso gran parte della sua popolazione.

L’antico borgo, già “nobile e mercantile”, vive oggi una situazione economica e sociale complessa e per molti aspetti contraddittoria. Significativi a tal proposito sono i fenomeni del frontalierato che quotidianamente sposta oltre il confine larga parte della popolazione. e la babele linguistica in cui si trasforma Cannobio per buona parte dell’anno e che copre una latitudine che va dall’olandese al siciliano al danese.

Si troverà nel patrimonio storico e nella ricchezza ambientale (tanto più per la valle) la strada che apra nuove prospettive?

 

 


 








Comunità montana Valle Cannobina Cavaglio Spoccia, Fraz. LUNECCO 0323.77388